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io odio il Natale!

Non e' l'esclamazione di un bambino capriccioso, ma il pensiero di un piccolo abete rosso che, pur essendo un grande protagonista di questa bellissima festa, non riesce proprio ad apprezzarla.

articolo gentilmente concesso da: Engel


E' proprio un ingrato il nostro Picea abies (o Picea excelsa come lo chiama chi non vuole rischiare di confonderlo con suo cugino Abies alba), noi lo togliamo dal gelido luogo in cui e' costretto a vivere e lo riportiamo nel tepore del nostro appartamento, gli regaliamo un bel vaso festonato, lo rivestiamo con un abbigliamento degno di un principe, lo riempiamo di doni ai suoi piedi e lui, invece di sprizzare di felicita' da tutti gli stomi, si intristisce, lascia cadere i suoi aghi ed entra in uno stato depressivo da cui difficilmente uscira'.

Vi diro' di piu', pare che stia facendo una raccolta di firme per abolire il Natale, ma al momento ha dalla sua parte solo qualche tacchino, alcuni maiali che vorrebbero sostituire le tradizioni cattoliche con quelle mussulmane e un gruppo di giovani pollastri che ci tengono alla loro virilita'.

Per capire il disagio di questa Gymnosperma monoica (monoica significa che porta sulla stessa pianta sia i fiori maschili sia quelli femminili) proviamo ad analizzare il ciclo di vita cui le tradizioni natalizie lo condannano.

Viene allevato insieme a tanti suoi simili in un vivaio dove si sta' un po' stretti, ma in fondo non ci si puo' lamentare. Acqua, cibo e cure non mancano e il nostro giovane abete si sente decisamente in forma, cresce, si rafforza e fa amicizia con i suoi vicini di zolla.

Ma il Natale si avvicina e un brutto giorno viene brutalmente sradicato, ammassato in fretta su un camion insieme ad altri suoi amici e deportato in un grande magazzino. Qui si sente soffocare, il caldo e' straziante il frastuono e le luci insopportabili, ma il peggio deve ancora venire...

Ecco che arriva uno strano signore, lo guarda lo tocca, lo solleva, lo scuote, lo piega per caricarlo sulla sua utilitaria, lo porta in na specie di forno crematorio che lui chiama appartamento, lo riempe di strane cose luccicanti, incurante degli aghi che gli spezza, lo lascia in questo stato di pietosa agoniaper diversi giorni e, finite quelle che si definiscono feste, lo abbandona a seccare in un angolo del balcone o, in uno slancio di pietismo, lo pianta in giardino.

Il nostro amico e' tenace e, se riuscira' a bere, riuscira' anche a dimenticare e ad uscire dalla crisi. Ma ecco che appena riprende e comincia a crescere si ritrova stretto fra una cancellata ed un muro, con le radici soffocate dall'asfalto e un cavo elettrico impigliato tra i rami. Questo perche' il suo lungimirante proprietario, che magari durante le passeggiate in montagna si ferma ad ammirare incantato i grandi abeti centenari che possono raggiungere altezze superiori ai 40 mt, non e' riuscito a realizzare che anche il suo piccolo abete sarebbe col tempo cresciuto ed ha pensato bene di infilarlonell'angolo piu' angusto del giardino.

Con questo articolo, soltanto nei toni ironico, vorrei far sapere a chi non si accontenta degli splendidi alberi artificiali e non ritiene "natalizio" addobbare una pianta d'appartamento come la Kenzia o una Dracaena, che l'abete rosso simbolo di festa e felicita', non sara' sicuramente felice, rimpiangera' le montagne innevate dell'Europa centro settentrionale da cui la specie proviene. Non si sentano nemmeno a posto con la coscienza anche coloro che lo riportano al grande magazzino che glielo ha venduto con la promessa di reinserirlo nel ciclo biologico perche', nella maggioranza dei casi, viste le condizioni in cui arriva, questa viene tritata, compostata e reinserita si, ma come concime. Roba da far rabbrividire anche un abete!

le cure per la felicita' del tuo albero 

Se proprio non volete fare a meno di un albero vero seguite questi consigli:
 acquistatelo con la zolla oppure in vaso, e che abbia una quantita' sufficiente di radici, affidatevi solo a rivenditori di fiducia;
 se si dispone di uno spazio all'aperto prima di portarlo in casa lasciarlo fuori innaffiandolo ogni tanto;
 non acquistarlo all'ultimo momento in modo da poterne scegliere uno di buona qualita';
 nel caso l'albero sia con la zolla provvedere subito al trapianto utilizzando un vaso di dimensioni appropriate, con buon terriccio e almeno 5 cm di drenaggio sul fondo, irrigarlo abbondantemente;
 portatelo in casa nell'ultimo momento, irrigandolo una volta alla settimana e ponendolo su un sottovaso sempre umido;
 appena finite le feste rimettere subito l'albero fuori al fresco;
 nella primavera successiva puo' essere piantato a dimora assicurandosi di garantire uno spazio sufficiente alla sua crescita.


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