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l'unione gli da forza   I parte

la pratica dell'innesto significa avere piante forti, con fiori e frutti migliori


La pratica dell'innesto come forma di propagazione probabilmente e' nata dall'osservazione delle piante in natura e dal loro comportamento. Puo' capitare infatti di vedere piante cresciute molto vicine i cui rami arrivano con gli anni a contatto tra loro e che con il tempo si saldino per formare un'unica e indissolubile struttura. E forse proprio da queste osservazioni si e' sfruttata la pratica dell'innesto per propagare e migliorare le essenze esistenti. In questo senso quindi l'innesto si puo' definire come una pratica in cui alla pianta originale viene unita una parte di vegetale proveniente da piante di cui e' noto il valore in termini di fioritura, per le ornamentali, di fruttificazione per le fruttifere.


le parole giuste

Quindi e' chiaro che l'innesto e' proprio il saldare tra loro due parti di piante diverse in modo da formare un'unica nuova pianta che riunisca le qualita' delle due di partenza. Della pianta su cui viene fatto l'innesto, detta portainnesto, si sfrutta l'apparato radicale, della pianta con cui si fa l'innesto, chiamata nesto o marza si sfruttano le qualita' della parte aerea. Va detto che il nesto puo' essere costituito da una sola gemma allora si parla di occhio.


quanti motivi per innestare

Le motivazioni che spingono a scegliere l'innesto anche come pratica di propagazione sono diverse, si possono sintetizzare dividendole in due esigenze principali, la prima e' quella di ottenere da una pianta esistente una qualita' nella fioritura o nella fruttificazione di un certo interesse, dall'altra quella di riprodurre facilmente varieta' con le caratteristiche desiderate. Si pensi ad una pianta nata da seme, con molta probabilita', trattandosi di una pianta nata dalla combinazione genetica, si otterra' un esemplare che avra' le caratteristiche di una pianta selvatica, quindi fiori piccoli, semplici, o frutti di limitate dimensioni e con caratteristiche organolettiche diverse da quelle del frutto da cui si e' preso il seme. E' su queste piante, che fanno da portainnesto, che viene inserita la marza o la gemma di varieta' con caratteristiche ottimali e ricercate, e da qui che si sviluppera' una pianta con le identiche caratteristiche. Oppure se si vuole riprodurre una data varieta' sappiamo che si puo' ricorrere alla propagazione agamica, come la talea, per ottenere esemplari con caratteristiche identiche alla pianta madre, ma non sempre si puo' fare. Infatti molte specie radicano con molta difficolta' (tra i fruttiferi ciliegi, peri e meli, susini) o non radicano per niente. Si rende quindi indispensabile la riproduzione della varieta' voluta attraverso l'innesto su un portainnesto idoneo, spesso selvatico.


la necessita' fa virtu'

E' ormai chiaro che l'innesto offre la possibilita' di ottenere da piante e sistenti degli individui con le caratteristiche specifiche proprie delle piante da cui si e' prelevata la marza. Anche l'innesto inteso come propagazione di una specifica varieta' ha senso quando si vogliono propagare piante che attraverso altri mezzi, come la talea, difficilmente attecchirebbero. Ma esiste anche un altro motivo che puo' spingere ad innestare comunque una pianta su uno specifico portainnesto. Fu nell'Ottocento che in tutta Europa si abbatte' sulle coltivazioni viticole una vera e propria piaga, la fillossera, un insetto che causo' danni ingenti alle viti attaccandone l'apparato radicale. La cosa interessante che si noto' era che invece delle viti americane venivano attaccate le foglie mentre le radici riuscivano a resistere, da questi studi si arrivo' ad utilizzare come portainnesto la vite americana e a salvare la viticoltura europea.


successo assicurato

L'innesto e' forse tra le pratiche colturali che maggiormente richiedono una giusta conoscenza tecnica e una buona preparazione paratica. Affinche' un innesto riesca bene e' necessario che siano soddisfatte determinate condizioni, e che vi sia anche un po' di fortuna. In primo luogo e' necessario scegliere piante da innestare che siano affini tra loro, in linea generale questo e' sempre vero tra piante della stessa specie, ma esistono delle eccezioni che possono riguardare innesti tra specie diverse (innesto interspecifico - mandolro su pesco), o tra generi diversi (Citrus su Poncirus), ovviamente sempre tra soggetti di una medesima specie. Importante e' poi l'epoca in cui praticare l'innesto. Va subito detto che questa puo' variare molto, in generale il periodo migliore e' la primavera, alla ripresa vegetativa, soprattutto, ma non necessariamente, per gli inesti con marza, e la fine dell'estate inizi autunno, all'avvio del riposo vegetativo, per gli innesti a gemma. Da chi di questa pratica ne fa una consuetudine viene il consiglio di praticare gli innesti in condizioni di luna calante, nel primo mattino o tardo pomeriggio, e con temperature miti evitando le giornate fredde e ventose.

Al prossimo appuntamento vedremo come fare e i vari tipi di innesto.


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